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La miniera Brusada Ponticelli

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Valmalenco: una storia di uomini e donne

Il paesaggio del territorio è disseminato di molti siti estrattivi abbandonati che la vegetazione pian piano si riprende, nascondendoli agli occhi dell'uomo. Dove prima risuonavano i rumori delle attività minerarie e lo sferragliare dei carrelli, ora è solo silenzio.

Per molti secoli le risorse minerarie hanno costituito una fonte di sostentamento delle comunità locali. Prime tra tutte, le cave di pietra ollare per la fabbricazione di lavécc, seguite dalle miniere di amianto e successivamente quelle di talco.
Alla fine del '700 furono riscoperte le qualità dell'amianto che già era stato usato nell'antichità. A inizio '800, grazie all'ingegno della nobildonna Candida Lena Perpenti di Gordona, si poterono realizzare tessuti resistenti al fuoco e al calore. Questa tecnica fu ben presto impiegata, per la prima volta al mondo, nella produzione industriale di tessuti ignifughi e indumenti utili ai vigili del fuoco. Il minerale impiegato proveniva proprio dal comune di Lanzada in Valmalenco. Da quel momento, con fortuna alterna e impiegato per usi sempre più vari, l'amianto legò il suo nome a Lanzada. Le ultime miniere furono chiuse nel 1975.
Nello stesso periodo, e in più occasioni, si tentò di dare impulso all'attività estrattiva della Pietra saponaria (steatite o talco grigio), ma senza molto successo. Solo a partire dal 1936, con la scoperta del giacimento della Bagnada, prese avvio la coltivazione del talco.

Visite guidate

Solo su prenotazione in occasione delle visite guidate organizzate dalla IMI Fabi in collaborazione con il comune di Lanzada.

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